"Mastro Don Gesualdo", Giovanni Verga

Gesualdo Motta, manovale di Vizzini, con il suo lavoro e la sua tenacia sembra essere riuscito a estorcere alla vita tutto ciò che si possa desiderare, diventando un ricco possidente. Rimane però schiacciato dal proprio destino, dal mito della roba a cui ha votato la sua esistenza. La roba nega la serenità, illude ed emargina, condanna a una morte in solitudine e amara desolazione. 
Don Gesualdo da sempre dedito al lavoro e al sacrificio rifiuta il lusso che potrebbe comunque permettersi e si allontana dai suoi parenti e dal suo ceto, gente invidiosa della sua fortuna e pronta a divenirne parassita.
La narrazione si spiega lungo un lasso di tempo molto lungo, ma di fatto è incentrata sulla fase culminante che va dal matrimonio alla morte del personaggio. Il matrimonio, è per Gesualdo il suggello del passaggio definitivo alla classe superiore. Sarà Bianca Trao, appartenente a una famiglia nobile, ma ormai decaduta, a sposare Don Gesualdo, costretta dalle urgenze economiche.
Sullo sfondo il mezzo tondo di figure minori, indispensabile per il movimento di prospettive e piani, ma in primo piano la voce aspra, la risata, i desideri e le pene segrete di Mastro Don Gesualdo. 
Con "Mastro Don Gesualdo" il pessimismo dell'Autore tocca il fondo: davanti ai suoi occhi si sgretola pian piano quanto aveva faticosamente costruito in una vita intera.
L' impossibilità di vincere il flusso delle cose scatena un'ira repressa e non superata, ogni volta che il vecchio vede portarsi via un po' di quella roba costata una vita intera. Al suo letto d morte, battute beffarde, mondane e grottesche della servitù indifferente. Con la morte di Gesualdo, si chiude il romanzo lasciando inconclusa la traduzione di tutti quei sensi sottintesi, anima della triste e sempre uguale saga della vita umana: la vanità di una vita consacrata alla scalata sociale, la profanazione dei sentimenti asserviti alla logica dell'interesse. I due motivi base dell'opera : la roba e i sentimenti, vengono portati da Verga all'esasperazione
Persino la morte del protagonista non pone fine al tormento che attraversa l' intero romanzo e sottolinea ancora una volta la tragicità della morale verghiana: vivere significa essere vinti, quale che siano il destino personale, le energie e le capacità profuse; la fine è sempre la stessa.
Minervino Murge, Puglia. Foto dell'autrice

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